martedì 22 gennaio 2013
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI
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mercoledì 16 gennaio 2013
Del procrastinare, ovvero: del brutto verbo violento e croccante, e di ciò che mi significa
Piccoli eroi del fallimento quotidiano
Mangi per noia, godrai domani
Rimandi tutto
"rimanda tutto!"
rimandi pure te stesso a data da destinarsi
Piccole rese: le tue giornate ne contano infinite
Intralci te stesso, ti metti in pausa
Ogni passo che fai è un calcio a un pensiero spontaneo e bello e complesso (ovviamente: pericoloso)
e quel pensiero lo ricacci indietro, lo scacci come l'incubo da cui vuoi evadere in fretta
Non sei energia che si irradia, tu implodi
implodi nei modi bruschi con cui concludi i ragionamenti sulle cose, sulle persone, sulle tue scelte
Promettendo lo scavo che non vuoi neanche pensare di intraprendere
Perché essere se stessi richiede un impegno che non è mai risarcito
Perché questo non è il tuo tempo
Ci sei solo capitato in mezzo
Sì, era l'intervallo
Ora sei a una prova generale a cui mancherà la prima che avresti voluto,
avessi avuto un carattere migliore.
Le giustificazioni affiorano preconfezionate,
aprono le dighe a una calma distensiva e immediata, apparente
Sono oppiacei.
Perché un'amnistia così vergognosa e debole?
"Domani lo faccio! Domani, lo giuro... vivo!"
Te pare.
Mangi per noia, godrai domani
Rimandi tutto
"rimanda tutto!"
rimandi pure te stesso a data da destinarsi
Piccole rese: le tue giornate ne contano infinite
Intralci te stesso, ti metti in pausa
Ogni passo che fai è un calcio a un pensiero spontaneo e bello e complesso (ovviamente: pericoloso)
e quel pensiero lo ricacci indietro, lo scacci come l'incubo da cui vuoi evadere in fretta
Non sei energia che si irradia, tu implodi
implodi nei modi bruschi con cui concludi i ragionamenti sulle cose, sulle persone, sulle tue scelte
Promettendo lo scavo che non vuoi neanche pensare di intraprendere
Perché essere se stessi richiede un impegno che non è mai risarcito
Perché questo non è il tuo tempo
Ci sei solo capitato in mezzo
Sì, era l'intervallo
Ora sei a una prova generale a cui mancherà la prima che avresti voluto,
avessi avuto un carattere migliore.
Le giustificazioni affiorano preconfezionate,
aprono le dighe a una calma distensiva e immediata, apparente
Sono oppiacei.
Perché un'amnistia così vergognosa e debole?
"Domani lo faccio! Domani, lo giuro... vivo!"
Te pare.
mercoledì 9 gennaio 2013
E lasciami sfogare
Nei
secoli l'uomo si è evoluto tantissimo, in particolare nel periodo A.J. (Avanti Jobs), quando tutto andava per il meglio e prometteva solo di diventare più figo.
L'uomo dapprima strisciava, poi gattonava e
andava sugli alberi, poi s'è messo a correre usando le mani, infine si è alzato sulle sue gambe, ha scoperto il
fuoco e le pitartole, ha inventato la ruota e lo skate, le piramidi, il
tanga e il pensiero critico, l'università e la carta igienica, ha dipinto la Gioconda, ha messo su Roma, ha inventato la lavatrice, le presine di gomma, il
cellulare, le barrette dietetiche, la coperta termica e il bancomat, la cera depilatoria a rullo, lo step e il
pilates, il dubstep e il pushup, e poi è andato sulla Luna, allo Sziget e a Tarquinia la domenica. Così, come se
niente fosse.
Tutto andava per il meglio quando ha pensato che tutto questo sarebbe stato più divertente ascoltando buona musica.
Da un'ora non riesco ad aggiungere una
cartella su iTunes.
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domenica 28 ottobre 2012
La domenica
Amare la domenica
Amare di domenica
Amara la domenica...
Amore, la domenica!
Ammiro la domenica
A mare la domenica
A morte la domenica
A more la domenica
Ammira: la domenica!
Amare, la domenica, ...
Affanculo la domenica
Amare di domenica
Amara la domenica...
Amore, la domenica!
Ammiro la domenica
A mare la domenica
A morte la domenica
A more la domenica
Ammira: la domenica!
Amare, la domenica, ...
Affanculo la domenica
Come siamo messi?
Metti che tu esci
metti che è già buio
metti che ti vedo
metti che mi dici
“metti che ti bacio”
metti che ti mangio
metti che mi sbaglio (era uno sbadiglio?)
metti che ti dico
“metti che è domenica”
metti che è oggi.
Tu come sei messo?
metti che è già buio
metti che ti vedo
metti che mi dici
“metti che ti bacio”
metti che ti mangio
metti che mi sbaglio (era uno sbadiglio?)
metti che ti dico
“metti che è domenica”
metti che è oggi.
Tu come sei messo?
domenica 21 ottobre 2012
Che sono stata in Via Paolo Sarpi e che sono percettiva
Ho visto una stanza in Via Paolo Sarpi oggi.
Dentro chinatown a Milano, c'è un cortile ampio e ombroso e una Madonna.
Da qui si vede il retro di tutti i magazzini dei negozi degli orientali e loro che ci trafficano dentro.
Buste, capelli neri sottili e lisci che svolazzano indaffarati.
I cinesi sono come i loro capelli.
Io sono invisibile, li distraggo come una mosca, stancandoli in fretta dal prestarmi attenzione (e mi piace che non gli importi di me).
I loro carretti e le loro voci indecifrabili mi ricordano "L'amante".
Dove sono finita? si chiese Alice.
Salgo le scale del palazzo. Fuori ogni porta un porta-scarpe e scarpe usate lasciate lì fuori.
Appena la raggiungo, mi fissa negli occhi, sorride e ha un rossetto rosa/violaceo perlato.
I capelli lisci e candidi raccolti in cima alla testa, lo sguardo vispo.
Che ora è sui miei piedi.
"Ho appena dato lo straccio, ti spiace toglierti le scarpe?".
"Ah, ok."
"Mettiti quelle pattine, sono pulite".
La padrona ha 55 anni, vive anche lei nell'appartamento - bellissimo - e si occupa di radiostesia.
"Sono contro i medici. Ma te sei medico? Sai che in greco medicina significa veleno? Ci avvelenano!".
Mi dice che le piacciono le persone colorate; che lei non capisce "voi meridionali" che per studiare "viaggiate tanto".
"Cara ma da voi non c'è l'università?"
Ahahahah!
"Sì, certo che c'è, è che volevo andare fuori...".
"Ah capito.." - però la mia risposta non la soddisfa.
Rimaniamo in cucina a parlare.
Una dozzina di coltelli appesi al muro sopra il lavello. Continua a chiamarmi meridionale.
"Signora veramente sono del centro...Terni, Umbria...sto a un'ora da Roma".
"Ma sai che infatti io, parlando l'italiano, il romanesco non lo capisco per niente...come il napoletano!".
La signora mi dice anche che per quanto riguarda il quartiere, la notte, devo stare tranquilla.
I cinesi lavorano sempre, da morire e non rompono le balle ("i marocchini invece").
Che ha cacciato suo figlio di casa (quando aveva 32 anni) perché "mi aveva rotto i coglioni. E poi deve trovare la sua libertà".
Lei invece non rompe i coglioni, "perché infatti suo figlio sta a Cambridge".
Che lei è una persona solare, sempre allegra.
Che lei è sempre stata libera, infatti non si è mai sposata.
Che sono ancora troppo giovane per capire cosa mi piace davvero.
Che la svolta per noi donne arriva a 35 anni (infatti lei è rimasta incinta a quell'età e ha deciso di tenere il figlio; si è messa in proprio ed è andata in India).
Che io - essendo del Cancro - sono molto percettiva ma che ho un difetto di decisionalità.
"Proprio come fa il granchio sulla spiaggia: fai un passo avanti e tre indietro e poi giù, sotto la sabbia a nasconderti! è vero, no?".
"Sì. Posso vedere il bagno?".
"Certo, vieni. Lì c'è la vasca. La doccia si fa lì dentro".
"Certo" - è inutile, voglio provocarla: "però io so che questo non è il mio vero segno zodiacale, cioè dovremmo fare un calcolo diverso, no?".
Le si illuminano gli occhi e si schiarisce la voce: ho aperto il vaso di Pandora (ora: non so come vi immaginate il vaso di Pandora, ma questo ha un golfino a fiori e l'accento milanese).
"Devi cercare il calendario tibetano. Quello nostro è il gregoriano, lo hanno fatto i preti" - fa un cenno col capo con cui sottintende che io sia d'accordo con lei nell'odio per il clero - "invece quello tibetano ha 13 mesi, il mese che noi non abbiamo è quello dei Delfini che insieme ai Pesci sono il segno più importante di tutto l'oroscopo, segni d'acqua, che significano Passaggio. Infatti da uomo diventano donna, da donna uomo, sono gay trans, eccetera...capito?".
Capito.
"Bene, la ringrazio signora, mi farò sentire in settimana. Arrivederla", ora torno sotto la sabbia, per la precisione in metro. Ma è stato bello conoscerla.
Posso tornare per un sakè?
Dentro chinatown a Milano, c'è un cortile ampio e ombroso e una Madonna.
Da qui si vede il retro di tutti i magazzini dei negozi degli orientali e loro che ci trafficano dentro.
Buste, capelli neri sottili e lisci che svolazzano indaffarati.
I cinesi sono come i loro capelli.
Io sono invisibile, li distraggo come una mosca, stancandoli in fretta dal prestarmi attenzione (e mi piace che non gli importi di me).
I loro carretti e le loro voci indecifrabili mi ricordano "L'amante".
Dove sono finita? si chiese Alice.
Salgo le scale del palazzo. Fuori ogni porta un porta-scarpe e scarpe usate lasciate lì fuori.
Appena la raggiungo, mi fissa negli occhi, sorride e ha un rossetto rosa/violaceo perlato.
I capelli lisci e candidi raccolti in cima alla testa, lo sguardo vispo.
Che ora è sui miei piedi.
"Ho appena dato lo straccio, ti spiace toglierti le scarpe?".
"Ah, ok."
"Mettiti quelle pattine, sono pulite".
La padrona ha 55 anni, vive anche lei nell'appartamento - bellissimo - e si occupa di radiostesia.
"Sono contro i medici. Ma te sei medico? Sai che in greco medicina significa veleno? Ci avvelenano!".
Mi dice che le piacciono le persone colorate; che lei non capisce "voi meridionali" che per studiare "viaggiate tanto".
"Cara ma da voi non c'è l'università?"
Ahahahah!
"Sì, certo che c'è, è che volevo andare fuori...".
"Ah capito.." - però la mia risposta non la soddisfa.
Rimaniamo in cucina a parlare.
Una dozzina di coltelli appesi al muro sopra il lavello. Continua a chiamarmi meridionale.
"Signora veramente sono del centro...Terni, Umbria...sto a un'ora da Roma".
"Ma sai che infatti io, parlando l'italiano, il romanesco non lo capisco per niente...come il napoletano!".
La signora mi dice anche che per quanto riguarda il quartiere, la notte, devo stare tranquilla.
I cinesi lavorano sempre, da morire e non rompono le balle ("i marocchini invece").
Che ha cacciato suo figlio di casa (quando aveva 32 anni) perché "mi aveva rotto i coglioni. E poi deve trovare la sua libertà".
Lei invece non rompe i coglioni, "perché infatti suo figlio sta a Cambridge".
Che lei è una persona solare, sempre allegra.
Che lei è sempre stata libera, infatti non si è mai sposata.
Che sono ancora troppo giovane per capire cosa mi piace davvero.
Che la svolta per noi donne arriva a 35 anni (infatti lei è rimasta incinta a quell'età e ha deciso di tenere il figlio; si è messa in proprio ed è andata in India).
Che io - essendo del Cancro - sono molto percettiva ma che ho un difetto di decisionalità.
"Proprio come fa il granchio sulla spiaggia: fai un passo avanti e tre indietro e poi giù, sotto la sabbia a nasconderti! è vero, no?".
"Sì. Posso vedere il bagno?".
"Certo, vieni. Lì c'è la vasca. La doccia si fa lì dentro".
"Certo" - è inutile, voglio provocarla: "però io so che questo non è il mio vero segno zodiacale, cioè dovremmo fare un calcolo diverso, no?".
Le si illuminano gli occhi e si schiarisce la voce: ho aperto il vaso di Pandora (ora: non so come vi immaginate il vaso di Pandora, ma questo ha un golfino a fiori e l'accento milanese).
"Devi cercare il calendario tibetano. Quello nostro è il gregoriano, lo hanno fatto i preti" - fa un cenno col capo con cui sottintende che io sia d'accordo con lei nell'odio per il clero - "invece quello tibetano ha 13 mesi, il mese che noi non abbiamo è quello dei Delfini che insieme ai Pesci sono il segno più importante di tutto l'oroscopo, segni d'acqua, che significano Passaggio. Infatti da uomo diventano donna, da donna uomo, sono gay trans, eccetera...capito?".
Capito.
"Bene, la ringrazio signora, mi farò sentire in settimana. Arrivederla", ora torno sotto la sabbia, per la precisione in metro. Ma è stato bello conoscerla.
Posso tornare per un sakè?
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mercoledì 17 ottobre 2012
Tendenze di un certo genere
La metafora dello stato in cui sta l'Italia - non solo in merito alle tecnologie e all'informatica, o in merito al rapporto tra donne italiane e le tecnologie e l'informatica - è lo Smau.
In mezzo alla fiumana di giacche e cravatte, le sole donne che ho visto oggi erano tutte hostess: tutte ferme, tutte immobili, tutte in nero. Attorno a loro, tutti maschi, tutti di corsa, tutti che andavano da qualche parte. Dei salmoni che risalivano la corrente.
Impacciate o stufe (o entrambe), le bimbe belle avevano un sorriso alle 9 che alle 12 era diventato un ghigno da spasmo muscolare. Ma erano ancora con le mani piene di carta: dispenser.
Agli angoli delle scale, lanciate a dare informazioni già scritte su mappe dettagliate e stampate per lo scopo, da gente pagata apposta.
Dispenser, mostrano ai salmoni la strada, senza poterli accompagnare.
In mezzo alla fiumana di giacche e cravatte, le sole donne che ho visto oggi erano tutte hostess: tutte ferme, tutte immobili, tutte in nero. Attorno a loro, tutti maschi, tutti di corsa, tutti che andavano da qualche parte. Dei salmoni che risalivano la corrente.
Impacciate o stufe (o entrambe), le bimbe belle avevano un sorriso alle 9 che alle 12 era diventato un ghigno da spasmo muscolare. Ma erano ancora con le mani piene di carta: dispenser.
Agli angoli delle scale, lanciate a dare informazioni già scritte su mappe dettagliate e stampate per lo scopo, da gente pagata apposta.
Dispenser, mostrano ai salmoni la strada, senza poterli accompagnare.
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