giovedì 30 agosto 2012

Madre speranza


Ci accarezzano le trecce e covano il nostro successo come il più bello dei rancori
Perché ogni vittoria sarà da dividere
Mamme forti, mamme tenere
La mia principessa non farà la commessa
Il periodo è quello che è ma tu non avrai problemi
perché ho il dovere di non farti perdere


martedì 10 luglio 2012

dis/pre-occupazione

"Con la disoccupazione nasce un nuovo lavoro: il self-management!". Traduco: finisci per non trovare lavoro, ma con l'avere 18 account in siti creati apposta per illuderti che lo troverai, ma intanto ti spammano a bestia. Niente di più, niente di meno. Il novanta per cento di quelli che "cercano proprio un candidato con il tuo profilo!!" non esiste. Il link che andrai a cliccare dall'e-mail ti porterà a un lavoro da stalker a domicilio o via telefono. Stop.
Comunque. Il self-management significa che gestisci al meglio il tuo stato di disoccupazione, facendo autopromozione. Vince il disoccupato più allettante. Tra il mare di gente disperata emerge chi lo mostra meglio, come se avesse tutto e non gli mancasse niente. Passi il tuo tempo ad abbellire il tuo stato di disoccupato: "cerchi nuove esperienze, sei pronto più o meno a tutto, purché sia "interessante" (sembra lo stesso tipo di autodescrizione per un sito per incontri). In realtà ne hai abbastanza di parlare di te stesso in poche righe - che non appena ti vengono meglio passi a copiare e incollare senza remore su altre e-mail.
Insomma, ti specializzi ad essere figo pur essendo disoccupato, anzi proprio perché sei disoccupato sei figo, sempre in cerca di esperienze formative e ambienti stimolanti.
Gli annunci di lavoro sono molto "fisici": parlano molto di movimento, mobilità, elasticità: proprio quello che ci chiede il mercato (il punto è che io non sono una fottuta ballerina, e al mercato ci compro le banane);
le lettere di presentazione contengono invece sempre una parte emotiva: "mi piace", "mi appassiona", "coltivo da sempre la passione per": ricorda l'eterno stereotipo dell'incomprensione uomo-donna, sesso-amore. Comunque le scriviamo queste benedette lettere e man mano che le si scrive durante la giornata, sono sempre più brevi, indice che non se ne può più, perché hai passato il tempo a fare solo questo, a tendere la mano per stringerla a qualcuno che neanche si è accorto di averti davanti. Il treno non ferma a questa stazione.
Ma comunque questo bisogna fare, quindi di nuovo "sono Cecilia Cruccolini, ho 26 a attualmente vivo a Bologna".
In realtà ci vendiamo tutti i giorni, no (roba vecchia)? truccarsi e improfumarsi come una peripatetica professionista, è un modo di vendersi meglio, piazzarsi sul mercato, attirare un target specifico o attirarlo e basta per poi selezionarlo successivamente (qualcuno/a si ferma prima). Così quando scrivi la lettera di presentazione affetti il modo in cui parli o ti sbraghi di brutto - perché lì ci lavora genteggiòvane - e scrivi a seconda di chi ti sta davanti ovviamente (sennò che t'ha insegnato la semiotica) o a seconda di chi tu credi ti stia davanti.

"Vorrei lavorare con voi, in un ambiente stimolante e internazionale, io sono dinamica e twitto tutto il day, ma di brutto. Ciao zii!".
"Buonasera, anelo una collaborazione - azzarderei che mi darebbe giubilo un pregiato gettone!  - vogliate prendere visione, seppur rapida, del mio curriculum vitae et studiorum (qualora lo vogliate aprire, è stato modestamente allegato alla presente)".

Metti in evidenza certe cose, nascondi altre, ti descrivi solo per quello che serve, omettendo il resto, che è un mondo intero e questo mondo intero scappa fuori al colloquio, dove magari gesticoli troppo o non sai cosa rispondere quando ti chiedono dove ti vedrai fra 5 anni. Perchè lì le cose vengono sempre a galla e vorresti i braccioli.
La lettera di presentazione è sponsorizzare la propria malattia, la rendi una condizione non del tutto negativa, anzi. T'oh, sono disoccupato però, cioè vuoi mettere? posso fare qualsiasi cosa! Forse oggi vorremmo meno possibilità di scelta, meno orizzonti infiniti. Cosa ci stiamo facendo col rotolo maxi?  i disoccupati sono colmi di promesse manco fossero amori estivi (parliamone); sono giovani e "pronti", lucidano l'armatura per duelli probabili, sono vergini che collezionano preservativi e mettono da parte gli spicci "perché un giorno lavorerò in un ufficio e lì ci sarà la macchinetta del caffè".

martedì 3 luglio 2012

Anche le ciminiere fanno colazione

La notte si rimescola tutto
Si ripensa, si rimette a posto, si disloca, si sistema
I traslochi emotivi producono nuova bile
Ci si sveglia con l'amaro in bocca
Forse è per questo che si comincia a fumare di mattina
Per sospendere il flusso
Per togliere l'amaro


sabato 23 giugno 2012

Non reggo i cambi di temperatura repentini


Tuoni. Panni stesi infuriati dal vento. 
Noi invece continuiamo sulla nostra rotta, la connessione regge: navighiamo verso url inesplorate. 
Le tempeste oggi sono uno spettacolo da guardare seduti. 
Siamo pirati fasulli.
Faccio il caffè e guardo la polvere correre fuori, dal mio oblò. Siamo tutti al riparo, dietro le nostre tende.
Appesi, i miei calzini e le mie mutande rischiano di cadere sull'Arlecchino, ma aspetto a ritirarli (ognuno è trasgressivo a modo suo). 
Penso alle mollette, agli sforzi che stanno facendo. 
Realizzo che non vorrei mai nascere molletta. 
Realizzo che se credessi nella reincarnazione, la vita farebbe schifo.  Io farei schifo, o più schifo di ora.
Basta, adesso li tolgo da lì e li metto a posto. 
La piega dopo la tempesta.

martedì 19 giugno 2012

Hangover

Relazioni che non finiscono.
I postumi sono sempre qualcosa di più grosso e ingombrante di quello che li aveva provocati.
Lasciare attaccata la spina del ricordo, della cortesia, dell'affetto, del "già che ci sto"
Non saper rinunciare a qualcuno
Continuare a palesarsi nella sua vita
Come i commenti in bacheca o i "mi piace" sulle tue foto:
pisciatine giornaliere.
"Sono ancora qui! Mi vedi? Mi vedi?".
"magari ti vedi con un altro. Ma io, già sono ancora qua".
Ti sfrecciano accanto di scatto e non fai in tempo ad accorgerti che ti hanno attaccato un pesce d'aprile sulla schiena.
I tuoi principi del cuore adesso sono cani - o forse hanno sempre abbaiato ma tu sentivi solo "sei bellissima"
E ora marcano il territorio, ti si cuciono addosso come le ombre, come gli scontrini delle cose che ho consumato e che rantolano - "ciaf ciaf" - dal fondo della mia borsa, mentre cerco qualcos'altro.
Mi ricordano cosa ho fatto, dove ho bevuto, quando ho fumato di nuovo.
Non servono a un cazzo.
E la loro giornata è un interporsi continuamente tra te e un prossimo amore,
come il pasto del pranzo digerito male che ti si rinfaccia alla sera.
Come fai a cenare adesso? devi ricominciare da capo.
Riprenderlo e riscomporlo, a pezzetti, digerirlo appunto, ma di nuovo, e ancora e ancora.
E le risacche dei sentimenti sono proprio succhi gastrici.



lunedì 18 giugno 2012

Questa poi

Impara l'arte e mettila da parte (sì in freezer).
 
Gli annunci per le offerte di lavoro: nuove forme di talento letterario, innescano generi intertestuali assurdi e descrivono situazioni professionali surreali, dove non è più importante essere dinamici come una volta ma comportarsi come una proteina: “proattivi!”
Nel reclutamento per l’universo lavorativo della fuffa, ormai più che annunci si leggono manifesti artistici, missioni per crociati, dichiarazioni di indipendenza.
“Si assumo 3 candidati”,
“volontà ad imparare”,
“si lavora su obbiettivi raggiunti”,
traducibile in:

/vi offriamo un lavoro cazzo, che si fotta la grammatica italiana/.

Ultima perla, oggi pomeriggio.
Apro la posta e eccoli lì:
"Generazione Stage: Salta sul trampolino del lavoro (sperando che nella piscina ci sia l'acqua!)".


Soldatini

Muoviti, sii dinamica!
Ferma un attimo!
Sistemati i capelli!
Lasciali naturali!
Dimagrisci!
Mangia!
Studia!
Basta studiare, esci!
Guadagna!
I soldi non fanno la felicità!
Leggi!
Basta leggere!
Beh, non parli?
Stai zitta!
Vogliamo persone attive e solari!
Ridi troppo!
Giù queste spalle!
Dritta, stai su!
Truccati, sei pallida!
Fondotinta? toglilo!
Troppo corta!
Troppo lunga!
Apri!
Chiudi!
Levati!
Vieni qui!
Ho detto vieni qui!

Dove corri?